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Crisi delle competenze, tra matching e formazione

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Mismatching

Il mercato del lavoro, dopo la brusca frenata data dalla pandemia del 2020, si sta pian piano riprendendo. Secondo i dati Istat risalenti a Marzo 2022, il tasso di occupazione nel nostro paese è salito fino al 59,9%, contro il 56,8% toccato nel 2020. Un tasso così basso non si registrava dal 2016.

Questi dati positivi, però, sono accompagnati da una profonda crisi delle competenze e del mercato del lavoro: basti pensare ai fenomeni delle Great Resignation, del Quiet Quitting e del Quiet Firing che hanno caratterizzato questi ultimi mesi del 2022. Il dato paradossale risiede nell’aumento del tasso di disoccupazione, direttamente proporzionale all’incremento della difficoltà di reperimento dei talenti da parte delle aziende.

Il mancato riscontro tra le competenze tecniche e trasversali dei lavoratori e i requisiti richiesti dalle aziende comporta una criticità concreta, già evidenziata nei mesi subito antecedenti all’avvento della pandemia. Il rapporto “Posti vacanti e disoccupazione tra passato e futuro” di Randstad Research ha preso in esame queste tematiche, analizzando un campione di circa 1000 aziende e i professionisti del matching.

Matching o mismatching?

Il matching è il processo che permette di mettere a confronto le competenze e le qualifiche di un lavoratore con i requisiti richiesti dall’azienda per una determinata posizione lavorativa. Scopo ultimo è stabilire se ci può essere una corrispondenza e, quindi, se il lavoratore può essere un valido candidato per il posto vacante. Una mancata corrispondenza tra domanda e offerta si traduce in un mismatching, che porta all’inevitabile crisi delle competenze di cui sopra.

Questo processo vale sia per le competenze hard sia per quelle soft: proprio negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito a una rivalutazione dell’importanza delle soft skill. Ciononostante, nel sopra citato rapporto di Randstad, emerge che le competenze tecnico-scientifiche sono quelle maggiormente difficili da reperire. Il 58% delle aziende intervistate in questo studio lamenta infatti una carenza di personale tecnico-scientifico.

Il mancato riscontro tra soft e hard skill dei lavoratoti con i requisiti richiesti dalle aziende comporta una crisi delle competenze
Il mancato riscontro tra le competenze tecniche e trasversali dei lavoratori e i requisiti richiesti dalle aziende causa una difficoltà di reperimento dei talenti da parte delle aziende.

Le cause e rischi del mismatching

Al primo posto tra le cause di questo mismatching vi sono una carente istruzione di base e l’insufficiente preparazione tecnica dei candidati. Questo è sicuramente dovuto anche alla modalità discontinua con cui i giovani hanno dovuto proseguire la loro formazione scolastica durante la pandemia di Covid-19.

Uno dei rischi di questa situazione risiede nel possibile aumento dei Neet (Not in Education, Employment or Training), ossia giovani che non studiano, non lavorano e non partecipano ad alcun progetto formativo. Se dunque non vengono prese misure per la formazione di risorse competenti, entro il 2040 i Neet potrebbero incidere per il 10% sulla popolazione lavorativa. Questo è chiaramente uno scenario da evitare, visti anche i trend che vedono la popolazione italiana invecchiare sempre di più e, di conseguenza, la necessità di coinvolgere nel mercato del lavoro più persone possibili.

Altra causa del mismatching sta nella trasformazione digitale che ha travolto il nostro paese. Quando l’innovazione si fa così dirompente, servono percorsi di formazione che formino figure esperte nel campo della digitalizzazione e delle nuove tecnologie: quella è la strada verso il futuro. Non è detto infatti che generazioni come Millennials e Gen X, nati praticamente con gli smartphone in mano, siano in grado di usare al meglio gli strumenti digitali per ottimizzare il lavoro.

Infine, un altro motivo alla base della crisi delle competenze che sta investendo il nostro paese è dato dal fenomeno dei cervelli in fuga. È possibile infatti che, non trovando un giusto bilanciamento nelle condizioni di lavoro offerte nel nostro paese, il personale maggiormente qualificato scelga di emigrare all’estero, come già avviene ad oggi.

Ulteriore rischio, se non vengono adottati provvedimenti ah hoc, è quello di cadere in un loop tra bassa crescita, basso tasso occupazionale e alta difficoltà nel reperire professionisti altamente qualificati.

Possibili soluzioni

Secondo il rapporto di Randstad Research, per il 45% delle aziende intervistate il problema del mismatching si verifica a partire dalla fase di selezione del personale. Il mancato matching tra competenze e requisiti spesso si traduce in processi di selezione estenuanti, che scoraggiano il candidato inducendolo a ritirarsi.

Per questo, l’adozione di strumenti a supporto dell’analisi del profilo del candidato a livello di soft skill può fare la differenza sia per il selezionatore, che ha a disposizione dati affidabili su cui valutare l’aderenza del candidato al modello aziendale, sia per il candidato stesso, che viene ingaggiato in un’attività coinvolgente e utile anche ai fini della propria crescita personale.

Sempre secondo il rapporto di Randstad Research, la maggior parte delle aziende intervistate considera il lifelong learning fondamentale per ottenere personale qualificato ed esperto nei vari settori. L’inserimento dei propri dipendenti in percorsi di apprendimento continuo è fondamentale per motivare il dipendente a migliorarsi sempre di più e ad apprendere nuove abilità. La promozione di questo tipo di formazione anche in età adulta è basilare: si stima infatti che gli adulti impegnati in un qualsiasi percorso di apprendimento siano solo il 24% degli italiani, contro una media europea del 52% (ricerca PIAAC).


Ecco dunque ribadita l’importanza dei percorsi di apprendimento continuo, di reskilling, ossia l’apprendimento di nuove competenze per affacciarsi a nuove prospettive lavorative, e di upskilling, ovvero il potenziamento e l’aggiornamento delle competenze per ottenere una migliore performance nell’attuale posto di lavoro. In questa fase, Eggup può aiutarti a progettare dei percorsi di auto-valutazione delle soft skill, per comprendere punti di forza e punti di crescita, lavorare attraverso percorsi ispirazionali nella direzione della crescita e per scongiurare l’avanzare di questa crisi delle competenze.

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