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Gig Economy: oltre un (non) acronimo, il perché di questo trend!

Il significato di un non acronimo

Iniziamo con un fatto: in Gig Economy , “Gig” non è un acronimo.
Ma un termine che sta per “”lavoretto” e deriva con ancor più precisione da “le prestazioni occasionali dei gruppi jazz”.
Contrapposto al termine Gig Economy c’è il meno inflazionato “Open Talented Economy” che già nell’etimologia mette in luce accezioni più creative e innovative.
In verità questi due termini sono sinonimi di un fenomeno che assume sfumature sempre più distanti a mano che aumentano le persone coinvolte in esso.
Ma andiamo con ordine

I perché di un trend annunciato come la Gig Economy

Il mercato europeo degli ultimi 5 anni ha visto un’impennata nella crescita dei lavoratori freelance. In parallelo, le tecnologie aziendali si sono evolute dando così vita a organizzazioni e reti sempre più basate sullo smart working.
I dati parlano chiaro: nel 2016 il trend era già confermato dal 42% dei dirigenti di grandi e medie aziende che si aspettavano una crescita dei dipendenti assunti con contratti temporanei; e così è stato.
Ha preso forma un network di persone che si trova in una condizione lavorativa dipendente senza essere completamente legato al suo luogo di lavoro o senza una formale assunzione; è nata così la Gig Economy. Oggi questo termine è inevitabilmente collegato alle vicende contrattuali dei Rider, per questo se continuerai a leggere questo articolo ti anticipiamo che non troverai nulla di tutto ciò.
La nostra breve analisi mette a fuoco come questo fosse un trend anticipato ormai più di un lustro fa e come questo cambiamento ha, o di sicuro ha avuto, una dipendenza diretta dalla variabile tecnologica.

Già nel 2013 Deloitte aveva introdotto il concetto di Open Talented Economy, predicando questi nuovi modelli di lavoro che fondono la condivisione delle conoscenze e esperienze al lavoro autonomo.
Prendiamo Airbnb e Uber, il loro modello di business fa leva su due trend sociali: il voler essere “imprenditore di sé stessi” e la necessità di crearsi dei redditi alternativi a causa della recessione economica. Sono riusciti a convergere queste due tendenze attraverso la semplificazione tecnologica, creando uno strumento che permette a chiunque di soddisfare questi bisogni

Come gestire questo trend in azienda?

Il mercato della Gig Economy, o della Open Talented Economy, sta coinvolgendo in larga scala aziende strutturate in modo classico, con burocrazie strutturate, che però si stanno aprendo a questa contaminazione.
Una contaminazione che si trasformerà sempre di più in coinvolgimento di talenti extra-aziendali.
I vantaggi sono soprattutto di natura economica: la gestione di questo tipo di dipendenti riduce i costi di struttura e permette un pagamento a progetto piuttosto che uno stipendio fisso, aumentando la flessibilità organizzativa.
D’altro canto la difficoltà maggiore sarà quella di modellare una cultura che potrà contenere questo sistema azienda destinato a diventare sempre più “liquido”.
Le domande fondamentali che gli HR dovranno porsi sono:

  • Chi, dove e cosa è la forza lavoro?
  • Come possono gli HR, i partner e la tecnologia integrarsi e gestire la nuova forza lavoro?
  • Come possono i migliori lavoratori essere attratti, acquisiti e coinvolti ad un costo ottimale, indipendentemente dal contratto di lavoro che hanno?
  • Come possono le aziende influenzare l’automazione e le tecnologie smart per migliorare la produttività e creare lavori più significativi e coinvolgenti dove i dipendenti collaborano, e non competono, con le macchine?

Non esiste una semplice formula che aiuti le aziende a trovare il mix perfetto di talento, abilità e tipologia di dipendente. Risolvere questa sfida rimane un obiettivo per il futuro, ma non sottrae le aziende dalla responsabilità di capire e controllare questo trend.

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